Splice

Clive (Adrien Brody) ed Elsa (Sarah Polley) sono una coppia di scienziati genetici che oltre a condividere l’amore e il lavoro custodiscono anche un segreto. Specializzati in un progetto sperimentale, hanno creato dal nulla una nuova specie animale, due vermoni bavosi di sesso opposto chiamati Fred e Ginger, tanto orripilanti quanto importanti. Infatti i due esemplari producono delle proteine uniche e utilissime alla medicina in grado di curare molti mali. Ma poiché l’unica cosa che conta sono gli affari, il loro progetto deve chiudersi per dar spazio a qualcosa di più redditizio.
Ed è proprio ora che i due decidono di non voler mandare totalmente in fumo il loro lavoro: mescolano DNA umano a quello dei due esseri, generando Dren (Delphine Chanéac), un nuovo ibrido dalla coda velenosa incrociata fra le due razze. La cresceranno in segreto, prima a scopo scientifico e poi arrivando ad amarla e trattarla come un figlio man mano che con il passare dei giorni Dren prenderà sempre più sembianze ed abitudini umane. Ma dentro le sue vene scorre anche sangue animale, con tutti i suoi istinti e impulsi combinati a reazioni tipiche delle varie fasce d’età della nostra specie. Così i due si troveranno intrappolati in un errore terribile e pericoloso per l’umanità intera, che causerà dolori nella loro vita privata e complicazioni al lavoro, portandoli addirittura a fronteggiare la morte. Cos’è accaduto alla dolce Dren? Perché è così difficile fermarla? Perché cambia addirittura sesso diventando uomo? Troveranno il coraggio di uccidere quella che è diventata parte della loro vita?

Vincenzo Natali, regista canadese di The Cube (1997), ce l’aveva in testa già nel 2000. Era pronto, ma all’ultimo i produttori gliel’hanno bocciato, definendolo troppo costoso. E tutto sommato è un bene, visto che oggi abbiamo tecniche che valorizzano sicuramente film di questo genere.
Natali presenta i suoi 104 minuti di film al Festival di Toronto e Sitges, vincendo il premio per i migliori effetti speciali. E ne servono molti per ricreare il cammino della nostra Dren, che chiamerete assassina, chiamerete mostro, chiamerete aliena, ma per cui è impossibile non provare a tratti compassione e tristezza per i suoi mugolii e i suoi occhioni spalancati, consci della sua diversità dell’esistenza di una vita adolescenziale migliore della sua reclusione totale.
The splice, dal verbo to splice che significa appunto innestare, è un fantasy-horror che risolleva un argomento discusso in lungo e in largo come la clonazione e la manipolazione, prendendo una piega critica a riguardo: il messaggio del film è chiaro, l’uomo non si spinga oltre i propri limiti, non si paragoni al Creatore e non faccia ciò per cui non è stato creato, altrimenti le conseguenze saranno disastrose.

Quello che è interessante vedere è come la vita di Dren e della coppia s’intrecci. Elsa, donna con un’infanzia problematica, è quella che ha voluto più di tutti trasgredire, ed è la prima ad avere atteggiamenti materni con la creatura, mentre Clyde è diffidente e cerca addirittura di annegarla. Più Dren cresce ed entra nell’adolescenza più il rapporto con la madre/Elsa diventa difficile, a tratti complici nel truccarsi e vestirsi a tratti teso e conflittuale. S’intensifica il rapporto con Clyde, che riserva gentilezza a Dren, vittima di una cotta atroce verso di lui, arrivando ad un intenso momento fisico tra i due seguito dalle furie della dea vendicatrice Elsa. Notiamo come il regista si sia soffermato sul momento dell’accoppiamento di Dren e Clyde, a voler sottolineare l’uguaglianza raggiunta tra le due specie: non più scienziato e ibrido o padre e figlia, ma uomo e donna nel pieno dell’attrazione. Devo comunque dire che da questo momento in poi il film corre verso il finale calando, sfiorando a tratti il ridicolo e il banale, e la scelta degli attori protagonisti, chiusi in una freddezza insolita, non migliora la situazione.
Piccola annotazione: da notare che DREN è l’anagramma di Nerd, tipico termine inglese che indica individui ben specifici. Oltre al fatto che la coppia protagonista ricorda quel genere di personaggi per aspetto, abitazione, laboratorio (per non trascurare le magliette indossate da Clide..), curioso è che anche la ditta dove lavorano si chiami NERD. Come mai?
Questo film potrà farvi una buona impressione o meno, ma vi consiglio di vederlo per i messaggi su cui riflettere e per il gusto estetico azzeccato.
Immagini dal film
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Mi è piaciuto questo film, e ad essere sincera Dren la trovo molto bella nel suo stadio più adulto!
Bella mi pare un parola grossa, mi ricorda troppo uno scorpione..
Preferisco il nasone di Adrien Brody, che per me resterà sempre “quello che ha fatto Il Pianista”.
Cmq bello o no, e sottolineo che a me non dispiace, lo trovo assai migliore del “Cubo”, ci vuole coraggio a mettere nelle sale un film che tratta questi argomenti!
Dite che ci aspetta il sequel? Il finale mi sembra eloquente..
Questo lo decideranno gli incassi..