PostHeaderIcon Profondo Rosso

profondo rosso La sigla iniziale è interrotta da una nenia infantile, e assistiamo ad un flash back iniziale, di cui vediamo solo la parte inferiore dello schermo, dove su uno sfondo natalizio vengono proiettate due ombre, poi un grido di donna e un accoltellamento. L’arma insanguinata cade a terra, mentre compaiono dei mocassini da bambino. E ancora le note della celebre colonna sonora ad opera dei Goblin, che ci riportano nel presente dove Marcus Daly (David Hemmings), un giovane pianista di trentacinque anni, è impegnato ad impartire ai suoi allievi una lezione di jazz. Cambiamo scena e ci ritroviamo ad un convegno di parapsicologia. Qui è ospite la sensitiva Helga Ullman (Macha Mèril), che dimostra la sua capacità di captare fatti che accadono o che sono accaduti. Nel bel mezzo degli applausi la psicologa cade in trance entrando in collegamento con una mente omicida, dai pensieri perversi.

«Tu. Hai già ucciso. E sento che ucciderai ancora. Quel canto infantile.. E quella villa laggiù.. E là.. Morte! » Queste le parole di Helga, mentre qualcuno dalla quarta fila si alza e abbandona la sala.

«Sì, sì, nascondiamo tutto, tutto! Come se non fosse accaduto niente nella villa… Tutto deve tornare come prima. Nessuno lo sa, nessuno deve sapere… Dimenticare ogni cosa… Per sempre. Per sempre…» continua la sensitiva, e a congresso finito si confida con l’amico professore di psichiatria Giordani (Glauco Mauri), confermando di sapere l’identità del killer…

Rientrata a casa purtroppo viene brutalmente assassinata, sgozzata dalla finestra del suo appartamento. Ed è proprio a questa scena che assiste Marc, di ritorno da una passeggiata con l’amico Carlo (Gabriele Lavia). La corsa sfrenata nella casa della donna non le salva la vita, e nemmeno fornirà indizi sull’identità dell’omicida.

Nel corso delle indagini Marc si ritroverà coinvolto da Gianna Brezzi (Daria Nicolodi), con la quale svilupperà una certa affinità nel corso della storia. A tormentarlo è un dettaglio del luogo del delitto che gli sfugge …

Pian piano ricomporrà i pezzi del complicato puzzle, rischiando di venire ucciso egli stesso dopo essersi avvicinato troppo alla verità. Marc scoprirà infatti la reale esistenza della villa descritta da Helga grazie ad un libro di Amanda Righetti (Giuliana Calandra) su fantasmi e leggende, ma nel contattare l’autrice la scoprirà morta ustionata nella sua casa. Al nostro amico non resta che cercare la villa menzionata ed esplorarla… Mentre altri omicidi e incidenti elimineranno persone scomode, Marc scoprirà una verità agghiacciante legata ad un traumatico passato, ricordando di aver sempre saputo chi fosse l’omicida.

Profondo Rosso risale al 1975, ed è considerato il miglior film di Dario Argento, uno dei primi registi ad introdurre un nuovo genere macabro. Senz’altro è una pellicola fondamentale per la crescita artistica del regista, che segna il passaggio dal periodo thriller (L’uccello dalle Piume di Cristallo, Il Gatto a Nove Code, Quattro Mosche di Velluto Grigio) alla fase horror iniziata da Suspiria.

Ritengo Dario Argento un vero maestro del suo settore, nulla a che vedere con i film attuali. Certo dopo oltre trent’anni un film come Profondo Rosso non può sconvolgerci per le tecniche di ripresa o la qualità (anche se all’epoca dell’uscita cinematografica vi assicuro che la gente aveva paura ad uscire dalle sale), ma immaginate un film del genere con i mezzi di adesso…

Ho visto moltissimi horror ma conto su una mano film che riescono ad impaurirmi realmente, e Profondo Rosso è uno di questi non tanto per la storia, poiché parliamo di un assassino che uccide persone, niente di sovrannaturale, ma per la regia.

Già la colonna sonora dei Goblin, tanto cari a Dario Argento da ingaggiarli per suoi diversi film, è perfettamente inquietante, se aggiungiamo l’occhio nero dell’assassino e tutti quegli oggetti raccapriccianti il senso di disagio è forte. Anche le scene in casa di Amanda trasmettono una tensione insopportabile: la casa sperduta, i bambolotti impiccati al soffitto, la consapevolezza che ci sia qualcuno e l’impossibilità di fuggire. Non parliamo poi dell’esplorazione della villa…

La recitazione del cast non è certo ottimale, sempre se paragonata ai giorni nostri. La spiegazione dell’impulso che scatena l’istinto omicida è originale, l’intreccio della trama è ben sviluppato: si è ignari fino alla fine dell’identità dell’assassino, quando quello specchio chiarisce ogni dubbio… E chissà se anche voi come me avete riguardato il dvd e messo in pausa proprio in quel nano secondo… Ora chi ha visto il film mi capirà benissimo, chi non l’ha ancora visionato mi prenderà per pazzo, ma penso di avervi già svelato anche troppo e non voglio rovinarvi il divertimento.

Perché se state leggendo questo, significa che la curiosità di vedere Profondo Rosso l’avete avuta, allora cosa aspettate? È un cult della storia cinematografica, la visione è obbligatoria: esonerato solo chi detesta il genere! ;-)

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Un Commento a “Profondo Rosso”

  • Zeus scrive:

    Rivoglio i film horror come questi! Macchè The Grudge, The Ring, The Village!
    Profondo Rosso è un vero capolavoro, in questo campo gli americani possono andarsi a nascondere, il maestro dell’horror è italiano e si chiama Dario Argento!

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