Professione Assassino
Arthur Bishop (Jason Statham) è un “meccanico”, ovvero un killer che lavora su commissione, avvolto nell’anonimato. Nel suo campo è il migliore, data la destrezza e la pulizia nel suo modo di agire, una fredda e calcolatrice macchina assassina. Il suo unico amico è anche il suo mentore, il vecchio Harry McKenna (Donald Sutherland), e lo sconvolgimento è grande quando Bishop scopre che la sua prossima vittima è proprio lo sfortunato amico. Purtroppo i capi non sentono ragioni, incastrando Harry come un traditore agli occhi del meccanico. A malincuore e con l’inganno Bishop lo uccide, ma il rimorso è talmente grande che decide subito di redimersi e vendicare l’amico, coinvolgendosi personalmente nella storia. Scopre inoltre che Harry non aveva tradito proprio nessuno, e questo fomenta la sua sete di vendetta..
Senza contare Ben (Steve Foster),il figlio dell’uomo ucciso, che con il padre non aveva certo buoni rapporti, ma sembra determinato a ricalcare la carriera lavorativa del padre. Bishop non è abituato a lavorare in coppia ma, sarà l’istinto paterno, o sarà il senso di colpa nel guardare gli occhi del giovane orfano (“Ma come si fa a sparare ad un uomo in sedia a rotelle?”chiede Ben tra le lacrime a Bishop), accetta d’istruirlo e aiutarlo a vendicare il padre defunto.
La missione è molto pericolosa, il potente Dean (Tony Goldwyn) che commissiona gli omicidi, è furbo e ha molti assi nella manica.. ma Bishop è un osso duro, come ben sa è il migliore! Ma cosa succederà quando Ben scoprirà chi ha fisicamente premuto il grilletto che ha ucciso il padre? Metterà il rancore da parte per far posto all’amicizia o preferirà onorare fino in fondo il nome di Harry? L’allievo supererà il maestro o la saggezza dell’esperienza avrà la meglio?
Professione Assassino, titolo originale “The Mechanic”, è un remake che esce quasi quarant’anni dopo il suo omonimo cult del 1972, con l’allora regia di Michael Winner. Oggi dietro la cinepresa troviamo Simon West, che ben mastica i b-movie d’azione e che certo ricorderemo per la regia di Tomb Raider (2001) o Coin-Air(1997), mentre la sceneggiatura è opera di Richard Wenk.
Jason Statham ha il duro compito di ricalcare il ruolo che fu del duro ed intramontabile Charles Bronson, e ci riesce molto bene, candidandosi a degno erede di Bruce Willis. Quello che ci viene proposto è un prototipo particolare di sicario: Bishop riesce a far sembrare le morti un incidente, un omicidio o trasformarle in mezzi comunicativi a seconda delle richieste. La sua vita è solitaria, ma questo non gli impedisce di avere un suo “rapporto speciale” con una.. chiamiamola accompagnatrice per essere gentili.
Certo le sparatorie e gli inseguimenti tipici del film d’azione non mancano, ma ciò che West sembra voler approfondire di più nella sua versione di “Professione Assassino” di 90 minuti circa è l’aspetto psicologico: l’aspetto umano che emerge dalla freddezza e compostezza del killer, l’odio di Ben per il padre accostato comunque al dolore per la sua morte e il desiderio di rendere pan per focaccia, il rapporto che s’instaura tra i due che sembra dapprima professionale, poi d’amicizia e addirittura padre e figlio..
Ciò che ha fatto funzionare il film è il non averlo forzato obbligatoriamente all’action movie pesante, ma averlo intrecciato ad uno stile che si accosta volentieri al thriller, ottenendo un remake originale che mantiene alto l’onore del suo predecessore senza pretendere di strafare.
Risultato: promosso e consigliato! 
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Non amo Statham.. Ma in questo film non so se mi è più antipatico lui o l’altro con i capelli rossi.. Steve foster, ma da dove salta fuori??