La Passione di Cristo

The Passion of Christ, duro lavoro di Mel Gibson, è un film che riassume in 130 minuti circa le ultime dodici ore di sofferenza di Gesù Cristo, prodotto dalla Eagles Pictures e uscito nelle sale nel 2004. Molti elementi trovano spazio: dalla preghiera nell’Orto degli Ulivi in Getsemani dopo l’ultima cena al tradimento di Giuda Iscariota, dalle tentazioni di Satana alla condanna a morte per eresia, dalle mani lavate di Ponzio Pilato al confronto con Barabba, dalla folla inferocita ai soldati che lo flagellano, dalla croce che trasporta sulla cima del Golgota alla paura di essere stato abbandonato da Dio Padre. Niente manca a questa veritiera trasposizione di agonia, basata sulle testimonianze dei quattro Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, che culmina con la morte di Gesù (nelle tue mani rimetto il mio spirito …).
Un film non facile da girare, e ancora più difficile da vedere. Trasmette angoscia, e arrivare fino al finale non è da tutti, anche se le vicende raccontate sono conosciute da tutti noi. E molti vi arriveranno con gli occhi umidi e un senso d’ingiustizia incolmabile. Una pellicola brutale che colpisce dritta all’anima, che costa non poche critiche all’attore australiano e regista Mel Gibson. Ma che colpa gli si può attribuire? L’aver dato uno schiaffo in faccia allo spettatore per non fargli dimenticare ciò che è stato? Il troppo realismo nel descrivere la brutalità dell’uomo quando diventa peggio di una bestia?
Poteva forse realizzare diversamente le torture di duemila anni fa, evitando rumori di arti spezzati e fruste chiodate che lacerano carni, nell’impotenza di pochi, nella derisione e nel godimento di una folla inferocita, ma non sarebbe stato sincero fino in fondo. Non avrebbe reso appieno l’idea dell’ingiustizia subita da un uomo crocifisso per salvare l’umanità intera. E allora tanto di cappello a tutte le indignazioni suscitate nello spettatore, al primo posto la vergogna, subito seguita dal ribrezzo.
Accentuato questo fedele realismo anche con la scelta di far recitare le parti in latino e aramaico (per fortuna con sottotitoli), e da notare la presenza di diversi attori italiani. Date le location italiane come Cinecittà e la città vecchia di Matera, non è da stupirsi se compaiono nomi di casa nostra nel cast, e non per essere di parte, ma complimenti per le interpretazioni, soprattutto alle signore. Troviamo infatti una Rosalinda Celentano nei panni non facili di Satana, una Monica Bellucci splendida nel ruolo di Maria Maddalena, una Claudia Gerini (la moglie di Pilato) con una maschera drammatica di cui ignoravamo l’esistenza. Anche Luca Lionello (Giuda) e Sergio Rubini (Disma) tengono il passo e completano il quadro, nel quale trovano posto il Gesù di Jim Caviezel (già visto in “La sottile linea rossa”) in un ruolo da protagonista difficilissimo, e l’attrice romena Maia Morgenstern nella parte di Maria, veramente brava senza esagerazioni, toccante il dolore composto e contenuto dimostrato per la crocifissione ingiusta del suo unico figlio.
Una buona fotografia e una buona sceneggiatura, con l’aiuto di Benedict Fitzgerald, anche se una bacchettata al caro Mel dobbiamo darla: un po’ troppa libertà rispetto ai Vangeli che forse in questo caso non era il caso di prendersi. Ad esempio, da nessuna parte è scritto che Gesù risultava completamente ricoperto di sangue, il fatto che in croce bevve aceto e nel film acqua, e cose del genere. D’altronde sappiamo che a Gibson piace fare film un po’ violenti … Chi è senza peccato scagli la prima pietra!
In conclusione, un film da vedere per le sensazioni che trasmette, posto che non siate persone facilmente impressionabili o deboli di stomaco…
by Stievano Tomas
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Non sono rimasta cosi’ bene impressionata dal film quando i miei se lo sono visto prima in tv poi in dvd… le parole dei Vangeli sono gia’ sufficientemente realistiche e drammatiche e Gibson ha un po’ troppo il gusto della spettacolarizzazione del martirio (ci aveva già provato con Braveheart).
Infine, un dettaglio, il latino parlato dagli attori non e’ sempre uniforme: gli italiani tendono ad usano la pronuncia “liturgica” mentre gli stranieri quella “storica”.
Aspetto interessante quello dell’uso del latino.. Il film può piacere o no, ma una cosa è sicura: è in pieno stile Gibson!
No ragazzi, mi dispiace ma io non ce l’ho fatta ad arrivare fino alla fine, era troppo forte per me.