Il mondo dei replicanti

John Mostow, già regista di Terminator3 le macchine ribelli, ci catapulta nel 2054 in un nostro ipotetico futuro. Qui gli umani hanno scoperto una nuova invenzione, inizialmente nata con scopi benefici: i surrogati. Vivono barricati in casa come “sacchi di carne”, attaccati a dei macchinari con i quali controllano dei robot, creati fisicamente secondo la loro volontà, che vivono la vita e interagiscono al loro posto. In pratica è una realtà virtuale, diciamo un mettere in pratica Second Life! Solo una piccola parte si rifiuta di averne uno e si organizza in coalizioni e distretti vari, capitanati dal “profeta”, un rasta afroamericano che vede il male in queste macchine.
No, non è la storia della ribellione dei robot ai loro proprietari, quella fase l’abbiamo già superata.
Gli uni cercano di rispettare gli spazi degli altri, senza pestarsi i piedi a vicenda, quando qualcuno inizia a uccidere i surrogati: è in circolazione una strana arma, che non solo manda in tilt completo i robot, ma spappola contemporaneamente anche il cervello dell’umano che vi è connesso.
Sulla scia delle indagini compaiono l’agente Greer (Bruce Willis) e l’agente Peters ( Rhanda Mitchell), o meglio i loro splendidi surrogati. Riescono a capire che la colpa è degli umani coalizzati, ma scatenano accidentalmente la loro ira e ribellione. Inoltre, l’agente Greer perde il suo doppione ed è costretto a proseguire l’indagine nelle sue fragili spoglie umane. Tanto per cambiare scopre che dietro a tutto si nascondono le forze militari, i servizi segreti e colleghi corrotti, e ancora più indietro troviamo niente meno che.. l’inventore dei surrogati stessi! Quest’ultimo, indignato per l’impiego della sua creazione, vuole eliminare tutti i robot, e poco importa se così sterminerà l’intera razza umana… Riuscirà Greer a porre fine in tempo a questo piano?
Tratto dal fumetto di Robert Venditti e Brett Weldele, “The surrogates” si colloca perfettamente nel campo della fantascienza, richiamando titoli come Blade Runner, Io Robot, Terminator, Minority Report, e rischiando in qualche modo di ripetersi. La sua breve durata, poco più di ottanta minuti, lo aiuta a non essere pesante o troppo lento, e inoltre propone tematiche attuali: di certo non scopre l’acqua calda, ma sono valori che ci riguardano da vicino.
Prendiamo ad esempio il concetto del nostro attaccamento verso la tecnologia. Già adesso si può vedere come siamo abituati a relazionarci sempre meno di persona e ad affidarci a sms o internet, come ci si abitua ad usare sempre meno il contatto fisico e verbale, ed ecco che si delinea nel film un futuro in cui troviamo colleghi o vicini di casa che in realtà non si conoscono e passandosi accanto neanche saprebbero l’uno dell’altro. Un futuro in cui la tecnologia prende il sopravvento sull’uomo e lo schiavizza, rendendo impossibile vivere appieno la vita e prendendola solo di riflesso.
Rispecchia poi perfettamente la società dell’apparire: i robot sono quello che vorremmo essere, bellissimi e perfetti, a darci una sicurezza che qualche normale difetto può a volte minare, ma che ci rende unici e diversi. Poco importa se dietro un metro e ottanta di biondona super sexy ci sia un flaccido obeso e magari over sessanta, perché la verità non viene a galla e l’importante purtroppo è l’immagine di facciata che creiamo o vogliamo vedere. Un festival della chirurgia estetica!
Molto suggestiva la scena in cui tutti i cloni cessano di funzionare e crollano come pere a terra, e più reale che mai che anche in un mondo di “perfezione” si cerca sempre qualcosa in più, affidandosi in questo caso ai vizi: ben ricreato il momento in cui i robot si sballano e si “drogano” con forti scariche elettriche. Impressionanti anche le scene militari abbinate ai surrogati,e la facilità della morte virtuale. Scontati, se si vuol trovare un difetto, le scene d’inseguimento e i vari sotterfugi e complotti della trama.
L’elemento veramente più terrificante di tutto il film? Il PARRUCCHINO BIONDO del surrogato di Bruce Willis.. Inquietante..
Un piccolo quesito: poiché il termine replicanti è stato usato di più in questo post che nella pellicola, per non dire che si vede solo nel titolo, perché “Il mondo dei replicanti”? Personalmente, avrei preferito di più il termine “surrogati”, e sarebbe stato anche più fedele all’originale.
Un film comunque godibile, da consumare magari come antipasto al colossal con idee dello stesso stampo: Avatar!
by Stievano Tomas
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Il mondo dei surrogati.. Forse come titolo non avrebbe reso bene il contenuto!
Ciao! Un buon film su cui riflettere.. Credo di poter affermare che viviamo già in un mondo di cloni, basta guardarsi intorno!
Che tristezza perdere la propria personalità..
Direi che uno che si fà chiamare Wolverine l’ha già persa!
è una battuta, senza offesa!
In realtà mi differenzio molto dalla massa…