Fight Club
Prima regola del Fight Club: non parlare mai del Fight Club.
È la storia di Jack (Edward Norton), uomo benestante di trent’anni depresso e frustrato dal lavoro, maniaco dei prodotti Ikea e afflitto da insonnia. Accettando un sarcastico commento di un dottore, comincia a frequentare dei gruppi d’ascolto per malati gravi e terminali. Qui non solo presta attenzione alle storie altrui, ma si spaccia addirittura per uno di loro, e questo sembra guarire la sua insonnia, finché un giorno nota una strana donna che partecipa come lui a tutte queste ”terapie”. La cosa lo disturba a tal punto che ricomincia ad avere i soliti problemi con il sonno, tanto da decidere di parlare con l’intrusa. È Marla Singer (Helena Bonham Carter), una ragazza cupa e scombinata incapace di prendere decisioni. Dopo un diverbio iniziale concordano di spartirsi le partecipazioni ai gruppi.
Ma Marla non è l’unica strana conoscenza di Jack: durante un viaggio in aereo s’imbatte in Tyler Durden (Brad Pitt), fabbricante di sapone, un uomo carismatico ed intraprendente che sa il fatto suo. Quando l’appartamento di Jack salta misteriosamente in aria, i suoi nuovi conoscenti sono i soli contatti che abbia. Così il protagonista decide di andare a vivere da Tyler, facendosi coinvolgere nel suo progetto malato. Insieme fondano il “Fight Club”, inizialmente uno stanzone sotterraneo in cui gli uomini possono picchiarsi a sangue ritrovando nel dolore le motivazioni della gioia di vivere.
Presto Jack diventerà dipendente da Tyler e dallo strano triangolo vizioso con Marla, mentre il “Fight Club” si trasforma nel “Mayhem”, un disegno più grande che viaggia di bocca in bocca, di città in città: non più solo box clandestino, ma vere azioni terroristiche e anarchiche contro il potere. Quando Jack capirà la gravità della sua creazione e il pericolo in cui ha invischiato Marla, dovrà prendere le redini e tirare fuori tutto il suo coraggio per fermare gli eventi, e preservare quel briciolo di sanità mentale che gli rimane.
Film drammatico di David Fincher del 1999, che reduce dal sorprendente successo di Seven rincara la dose di violenza nel suo noir Fight Club, una sottile denuncia dello stile di vita materialistico e del consumismo americano.
Fincher rimane fedele al libro di Chuck Palahniuk, migliorando addirittura il finale secondo lo scrittore, e realizzando un film crudele e contorto in maniera superba. L’incipit iniziale è la scena finale del film, che ci rivela subito i tre personaggi chiave della storia: Jack, Tyler e Marla. Da qui il regista si tuffa nel passato e comincia dal principio a raccontare i fatti, delineando i personaggi e i loro ruoli.
Fight Club è brutalità allo stato puro, un incredibile lavaggio del cervello e un viaggio nell’intimità del protagonista. Jack è talmente disperato da crearsi un alter ego, Tyler, che è tutto ciò che lui non è mai stato ma che vorrebbe essere: ribelle, affascinante, autoritario, coraggioso e soprattutto anticonformista. Jack diventa Tyler per emergere dal suo mondo, per tentare di guarirsi, finendo con l’impresa a dir poco ardua di reclutare ai suoi piedi un vero esercito di disperati privati della loro identità, ma rischiando anche tutto quel che ha, dal suo appartamento al suo sentimento per Marla.
Ottima la recitazione del cast, perfetto nella parte non semplice Edward Norton, esaltato il ruolo da boss di Brad Pitt e molto espressiva la Marla della Bonham Carter, un ruolo che sembra calzarle a pennello. Due ore che tengono lo spettatore con il fiato sospeso, in un’ambientazione tutta buio e luci al neon tipiche del regista, una narrazione inquietante ai limiti della follia e del delirio. Un vero capolavoro, con tematiche su cui riflettere (“le cose che possiedi alla fine ti possiedono” recita Tyler), che resterà sicuramente nella storia: uno di quei film che devono assolutamente essere visti almeno una volta nella vita! 
Popularity: 10%





L’interpretazione migliore è quella di Brad Pitt! Ma Helena Bonham Carter ha sempre ruoli così felici? Marla, Bella Trix Le Strange in H.P.,poi il ruolo in Sweenwy Todd.. Quello più felice l’ha avuto in “Alice nel Paese delle Meraviglie”!
H.P.?
Harry Potter
@Karina. Dimentichi “camera con vista”, lì la povera HBC finisce bene, o il recente “il discorso del re”
cmq vive con T. Burton, io avrei paura…
Avevo rimosso “camera con vista”..
Allora diciamo che la tendenza al cupismo è una peculiarità di famiglia